Parco dell’Etna: tour tra cavi di rame rubati, carcasse di auto ed eternit

Eternit e materiale di risulta. Questo è solo un assaggio di quello che le telecamere di Video Star hanno catturato durante un tour a Biancavilla, nell’area boschiva passando per contrada “Dieci salme”, “Filiciusa”, “Milia” e “Stagliata”. Una zona percorsa in lungo ed in largo e ad ogni passo, un golpe al cuore. La presa amara di coscienza di come la natura sia genuflessa alla delinquenza. Microdiscariche che proliferano e occhi che guardano decisamente altrove. Oltre ai rifiuti di ogni tipo, persino matasse di guaina, ciò che in sostanza rimane dei cavi di rame rubati e poi reimmessi in commercio dai balordi di turno, fili elettrici tranciati, e dulcis in fundo carcasse di auto disseminate nel cuore dei boschi, scheletri amalgamati e uniformati al territorio, lasciati li da chissà quanti decenni. Lo dimostrano non solo i segni del tempo come si vede si stratta come detto modelli vetusti come la vecchia Giulia e non solo. Insomma un tour da brivido che induce ad una amara e profonda riflessione e a generare innumerevoli quesiti. A partire dai controlli, evidentemente inesistenti in questa zona. Eppure tanto di cartelli manifestano la “presenza” del Parco dell’Etna che proprio in questi giorni sta ultimando i preparativi per la quarta edizione dell’iniziativa “Meglio parco che sporco” in programma per sabato 12 novembre con l’obiettivo per l’appunto di bonificare e ripulire dai rifiuti un gran numero di aree ricadenti nel territorio del vulcano attraverso però il supporto delle scuole, enti, associazioni di volontariato. Iniziativa lodevole certo, ma bisogna aspettare il mondo del volontariato per ripulire e vigilare il territorio? Pare proprio di no! Le associazioni proprio in questi giorni hanno anche inviato una missiva al Prefetto di Catania Maria Guia Federico nella quale emerge uno stato d’animo di sconforto e si pone l’attenzione sulla necessità di intensificare i controlli e di instaurare un regime sanzionatorio, severo e continuo nel tempo. Ma c’è ancora un altro interrogativo che suona come spontaneo. Proprio ieri in ordine cronologico documentavamo la demolizione di un immobile abusivo nella zona B del Parco dell’Etna. E qui non giustifichiamo l’errore compiuto dai proprietari, l’abusivismo è reato e come tale deve essere condannato. Ma ci chiediamo, perchè si è così celeri ad abbattere le mura di una casa, dove la presenza stessa di chi vi risiede tende a tutelare il territorio circostante e invece al contrario non si ha alcuna fretta di bonificare le zone deturpate, rafforzare i controlli e punire i responsabili? Nella speranza che arrivino risposte, riflettiamo tutti su quanto la mano dei delinquenti di turno stia distruggendo quanto di più prezioso ci resta, la natura.

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